Finalisti 50° Edizione Premio Acqui Storia

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Edizione 2017

Etica come responsabilità pubblica

Ripensare corruzione e legalità, oggi

Scuola di Alta Formazione di Acqui Terme

XVIII Edizione

Acqui Terme, Palazzi Levi e Robellini, 19-21 aprile 2017

Programma dei lavori

 

 

Mercoledì 19 aprile/Wednesday 19. April

ore 9.00-13.00/9 a.m.-1 p.m. – Palazzo Levi, Sala del Consiglio Comunale

Saluti istituzionali del Sindaco di Acqui Terme/ Introductory speech by the Acqui Terme’s Mayor

Alberto Pirni (Scuola Superiore Sant’Anna – Pisa),Per una contro-etica della corruzione – Introduzione ai lavori / Towards a contro-ethics of corruption – Introductory notes

Dimitri D’Andrea (Università di Firenze),Forme e dimensioni della responsabilità: legalità e oltre/ Formes and dimensions of responsability: legality and further.

Presentazione delle comunicazioni / papers discussion:

Alessandro Chiessi (Università di Bologna),Valori a confronto: legalità e interesse. Il problema della corruzione nell’antropologia individualista. /Values in comparison: legality and interest. The problem of corruption in individualist anthropology.

Moreno Stambazzi(Università di Firenze), Corruptiooptimi pessima? Discorsi e pratiche dei populisti su pubblici vizi e virtù/Corruptiooptimi pessima? Populist’ speach and practice about public vices and virtues.

ore 14.30-18.30/ 2.30 p.m.-6.30 p.m. – Palazzo Robellini, Sala Conferenze

Gaetana Morgante (Scuola Superiore Sant’Anna- Pisa), Conflitto d’interessi e prevenzione della corruzione tra diritto penale e amministrativo /Conflict of interest and prevention of corruption between criminal law and administrative law.

Presentazione delle comunicazioni/ papersdiscussion:

Guendalina Azaro(Università degli Studi di Genova), Etica come responsabilità. Albert Memmi analizza la condizione delle nazioni decolonizzate /Ethics as responsability. Albert Memmi analyses the condition of decolonised nations.

M. Giovanna Bevilacqua (USI-Università della Svizzera italiana),Responsabilità (comunitario-politica) a partire dall’etica della cura: uno sguardo sulla legalità/Responsability (political-community) from Ethics of care: eyes on legality.

Andrea Carnì (Università degli studi di Roma III),Oltre lo skàndalon. I «costi morali» della corruzione alla luce delle categorie arendtiane /Beyond the skàndalon. Moral costs of corruption in the light of Arendt’s categories.

Federica Merenda (Geneva Academy of International Humanitarian Law and Human Rights), Responsabilità pubblica e fiducia istituzionale nei processi di democracy-building: il caso del Kosovo/ Public responsability and institutional trust in democracy-building process: the case of Kosovo.

Nicola Pedretti(Università di Pisa),Trasparenza e anticorruzione. Il momento delle comunità monitoranti /Transparency and anti-corruption. The age of monitoring communities

Giovedì 20 aprile/Thursday20. April

ore 9.00-13.00/9 a.m.-1 p.m. – Palazzo Levi, Sala del Consiglio Comunale

Lorenzo Biagi(Fondazione Lanza – Padova),Il male abituale: la corruzione tra antropologia ed etica civile/ Habitualevil: corruption beetwen anthropology and civil ethics.

Emanuela Ceva (Università di Pavia),La corruzione politica: un problema di etica pubblica/ Political corruption: a problem of public ethics.

ore 14.30-18.30/ 2.30 p.m.-6.30 p.m.– Palazzo Levi, Sala del Consiglio Comunale

Francesco Merloni (A.N.A.C – Università di Perugia), Il funzionario pubblico/ The public servant.

Enrico Carloni(Università di Perugia), I codici di comportamento: profili disciplinari/Codes of conduct: disciplinary profiles.

Presentazione delle comunicazioni/ papersdiscussion:

Martin Glick(University of Göttingen), Espansione del concetto di Corruzione di Governo oltre la mera corruzione finanziaria/Expanding The Concept Of GovernmentalCorruption Beyond the Merely Financial

Kristina Khutsishvili (Scuola SuperioreSant’Anna, Pisa), Corruzione strutturale in Russia: struttura, visione a posteriori, implicazioni politiche e etiche/Struttural, Corruption in Russia: Structure, RetrospectiveView, Political and EthicalImplications.

Laura Haaber Ihle(Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa) Etica come responsabilità pubblica. Ripensare la corruzione e la legalità oggi. Una prospettiva danese sulla corruzione e la legalità /Ethicsas a Public Responsibility. RethinkingCorruption and LegalityToday. A Danishperspective on Corruption and Legality.

Venerdì 21 aprile/Friday 21. April

ore 9.00-13.00/9 a.m.-1 p.m. – Palazzo Levi, Sala del Consiglio Comunale

Luigi Alfieri (Università di Urbino “Carlo Bo”) Etica della legalità: una contraddizione? Un percorso da Kant al Critone/ Ethics of legality: a contradiction? An itinerary from Kant to Critone.

Conclusione dei lavori / Closing remarks 

Loc.SAF 2017 finale

 

Abstracts delle relazioni/ Invited speakers’ Abstracts

Dimitri D’Andrea

(Università di Firenze)

Forme e dimensioni della responsabilità: legalità e oltre

Responsabilità è una nozione intrinsecamente plurale.  La si può declinare in molti modi e in relazione ad una pluralità di dimensioni. La responsabilità si differenzia inoltre anche in funzione dei ruoli sociali e delle posizioni istituzionali. Dopo aver ricostruito una breve mappatura delle diverse accezioni e forme della responsabilità, l’intervento si concentrerà sul rapporto fra politica, legalità e responsabilità, cercando di riflettere sul valore etico, ma anche sui limiti di una assolutizzazione del rispetto della legalità. L’ambivalenza etica della legalità verrà ricostruita a partire dalle sue molteplici declinazioni e funzioni: garanzia di sicurezza, modalità impersonale e non arbitraria dell’esercizio del potere; modalità di formazione della volontà politica in conformità ai principi liberaldemocratici; forma di neutralizzazione delle differenze. In conclusione l’intervento cercherà di mettere a fuoco alcuni caratteri della legalità liberaldemocratica e dei suoi fondamenti di legittimità.

Gaetana Morgante

(Scuola Superiore Sant’Anna - Pisa)

Conflitto d’interessi e prevenzione della corruzione tra diritto penale e amministrativo

La necessità di privilegiare un approccio preventivo e non meramente repressivo nella costruzione di un efficace sistema di contrasto del fenomeno corruttivo costituisce ormai un'acquisizione della riflessione giuridica, anche da parte dei penalisti. Il carattere pervasivo ed endemico di questa grave forma di criminalità impone di intervenire sulle situazioni predisponenti alla pratica criminale prim'ancora che vengano integrati gli estremi di una notizia di reato idonea ad attivare un procedimento penale. Sotto tale angolo visuale la disciplina del conflitto d'interessi costituisce l'inveramento di questo approccio in quanto fondata su misure volte ad impedire che si creino le condizioni per la "stipulazione del patto corruttivo" tra agente pubblico e soggetto privato. La rilevanza del conflitto d'interessi come prodromo della corruzione non appartiene, tuttavia, solamente alla sedes materiae sua propria, quella della legge sul procedimento amministrativo, ma assume una cruciale importanza anche in un ambito che, situandosi al confine tra diritto amministrativo e diritto penale, consente di apprezzare le virtuose sinergie che possono essere sviluppate tra le due discipline. Si tratta, in particolare, della responsabilità amministrativa da reato di corruzione degli enti collettivi che, modellando sull'archetipo penale un illecito amministrativo fondato sulle carenze organizzative della prevenzione della corruzione, esprime quel bilanciamento tra istanze preventive e repressive che, a far data dalle fondamentali riforme introdotte nel 2012 della c.d. Legge Severino, costituiscono la cifra del volto attuale del "diritto dell'anticorruzione".

Lorenzo Biagi

(Fondazione Lanza, Università IUS di Venezia)

Il male abituale: la corruzione tra antropologia ed etica civile

Abbiamo scoperto che il male può essere “banale”, in quel senso tragico – non sempre compreso adeguatamente - datole da HannahArendt, ma forse ancora più sconvolgente è che il male può diventare “abituale”, farsi sistema e ambiente intriso di azioni pianificate proprio per propagare la malvagità. E tutto questo senza clamore e senza che quasi ce ne accorgiamo. Fino a diventare “vera cultura, con capacità dottrinale, linguaggio proprio, maniera di procedere peculiare”. Ma per comprendere fino in fondo la posta in gioco, dobbiamo operare un passaggio decisivo: da una lettura impersonale e anonima della corruzione, dobbiamo guidare la riflessione al cuore dell’uomo corrotto. Dalla corruzione all’uomo corrotto: è il tragitto antropologico ed etico che ci porterà a scoprire lo “spessore” della corruzione.

 

Emanuela Ceva

(Università di Pavia)

La corruzione politica: un problema di etica pubblica

Con questa relazione intendo offrire un’analisi normativa della corruzione dei pubblici ufficiali e delle istituzioni pubbliche – la corruzione politica – dalla prospettiva dell’etica pubblica. Partirò prendendo in esame due resoconti normativi dell’ordine pubblico – il repubblicanesimo e il liberalismo. Declinerò, poi, all’interno dei rispettivi quadri concettuali il problema della corruzione politica secondo la concezione istituzionalista e quella relazionale. Procederò, quindi, con una valutazione della plausibilità dei due approcci sulla base di un caso emblematico di corruzione politica in termini di clientelismo. Concluderò evidenziando i problemi di giustizia implicati da questa forma di corruzione.

Francesco Merloni

(ANAC – Autorità Nazionale Anti Corruzione - Università di Perugia)

Il funzionario pubblico

Il concetto di Pubblica Amministrazione è concepito, ad oggi, da un duplice punto di vista: in senso oggettivo, come la funzione amministrativa consistente nell’attività volta alla cura dei pubblici interessi; in senso soggettivo, come l’insieme dei soggetti (funzionari) che esercitano tale funzione. La regola alla base del corretto e regolare svolgimento della pubblica amministrazione, è quella dell’imparzialità la quale, oggettivamente e soggettivamente, si manifesta, rispettivamente, nell’equità della stessa amministrazione nonché nella neutralità dei singoli funzionari.

Per quanto riguarda l’imparzialità dell’amministrazione, questa si manifesta, prima facie, nell’attuazione, all’interno del procedimento, del principio di uguaglianza, volto a garantire la parità delle posizioni dei soggetti che intervengono, anche attraverso la valutazione comparativa dell’interesse pubblico e degli interessi privati coinvolti. Un ulteriore profilo attuativo del principio di imparzialità emerge nell’organizzazione secondo legge dei singoli pubblici uffici, volta a garantire la qualità delle decisioni assunte dalla stessa amministrazione. Le principali applicazioni del principio di imparzialità si attuano, in primis, mediante la distinzione tra politica e amministrazione; tale distinzione è, difatti, volta a garantire la neutralità di tutti gli atti amministrativi, siano essi atti di indirizzo piuttosto che atti di gestione. Un ruolo fondamentale nell’attuazione del principio di imparzialità dell’amministrazione, è svolto dalle misure di prevenzione della corruzione suddivise, dalla legge n. 190 del 2012, attraverso le misure organizzative e le misure di trasparenza. Le prime, mirano a ridurre l’esposizione dell’amministrazione al rischio di corruzione, arginando, in particolare, le ipotesi di comportamenti infedeli da parte dei funzionari; le seconde hanno come obiettivo l’adozione condivisa di misure organizzative, quali i Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (PCPT) per le amministrazioni o il “modello 231” per gli enti di diritto privato, su cui l’A.N.AC. ha poteri di vigilanza.

L’imparzialità soggettiva del pubblico funzionario è garantita da una serie di principi costituzionali quali, ad esempio, la disciplina e l’onore nell’adempimento delle funzioni pubbliche.

Essa è garantita, altresì, dal concorso di una serie di regole amministrative volte a disciplinare, sulla base del suddetto principio, l’accesso alla funzione amministrativa, la cessazione della stessa nonché la gestione del conflitto di interesse. Queste regole sono differenziate in rapporto ad una forte varietà di soggetti che operano nella cura di interessi pubblici; tra cui le amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001, gli enti pubblici economici, gli enti di diritto privato in controllo pubblico e gli enti di diritto privato partecipati dalle pubbliche amministrazioni.

Enrico Carloni

(Università di Perugia)

Codici di comportamento e doveri del funzionario pubblico

1.Lo statuto costituzionale e la specialità del funzionario pubblico. - 2. Cattiva amministrazione, corruzione e rimedi: esperienze comparate e ruolo dei “codici etici”. – 3. I codici di comportamento nel prisma della privatizzazione del rapporto di lavoro. - 4. Vent’anni di codici di comportamento in Italia: limiti e riforme. - 5. Le diverse dimensioni dei codici di comportamento: codici etici, deontologici, disciplinari e come strumenti delle politiche “anticorruzione”. – 6. I paradossi dell’etica pubblica e l’esigenza di doveri ad hoc. - 7. La nuova disciplina nella legge anticorruzione. - 8. Il dPR n. 62 e i “codici di amministrazione”. - 9. Il contenuto dei doveri “pubblici”: il contrasto dei conflitti di interesse. - 10. Il rapporto tra i doveri e i piani di prevenzione della corruzione. - 11. I doveri dei dirigenti e del personale non dipendente. - 12. Codice di comportamento e regole, sanzioni, procedimento disciplinare. - 13. I doveri (mancanti) del personale politico. - 14. A proposito dell’integrazione dei doveri da parte delle amministrazioni. - 15. Quali doveri per quali amministrazioni.

Luigi Alfieri

(Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”)

Etica della legalità: una contraddizione? Un percorso da Kant al Critone

La nozione di etica della legalità (con le sue diverse varianti lessicali) indica contemporaneamente un'esigenza estremamente sentita e (da anni) all'ordine del giorno del dibattito politico, e una contraddizione filosofica dirompente. Almeno nell'ottica moderna, post-kantiana, dell'etica, un'etica della legalità non è un'etica autonoma, dunque non è un'etica. Esistono naturalmente nozioni diverse dell'etica, e l'esigenza dell'obbedienza alle leggi a qualsiasi costo, anche a costo della vita e anche se le leggi sono ingiuste o ingiustamente applicate, ci riporterebbe a un'etica altrettanto illustre di quella kantiana: l'etica platonica. Ma è recuperabile senza anacronismi il modello etico premoderno? E soprattutto, è davvero necessario farlo? Un'ipotesi che può valere la pena di esplorare è quella dell'etica della legalità come valore politico, non di etica "pura". Ma non per questo meno serio e meno cogente, soprattutto in riferimento alla nozione di democrazia e ai suoi necessari contenuti.

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