Finalisti 50° Edizione Premio Acqui Storia

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Edizione 2016

 

Fiducia, corruzione, legalità.

Etica pubblica e logiche della convivenza democratica

Scuola di Alta Formazione di Acqui Terme

2015-2016 – XVII Edizione

Acqui Terme, Palazzi Levi e Robellini, 8-10 marzo 2016

 

Programma dei lavori



Martedì 8 marzo, ore 9 - 13 – Palazzo Levi, Sala del Consiglio Comunale (Piazza A. Levi, 4 – Acqui Terme)

 

  • Riccardo Alemanno (Istituto Nazionale Tributaristi, Presidente) – Reputazione e fiducia nel mondo delle professioni
  • Alberto Dominicali (Conferenza dei Direttori Generali delle Università) – Il contrasto alla corruzione nelle università pubbliche: esperienze e progetti in corso
  • Gaetana Morgante (Scuola Superiore Sant’Anna – Pisa) – Prevenire e reprimere la corruzione: il punto di vista del diritto penale

     

    • Prima di essere un reato, la corruzione è una “disfunzione” istituzionale, economica e sociale che costituisce uno dei più grandi “mali” della nostra epoca, con, peraltro, un triste primato dell'Italia che, dalle ultime statistiche OCSE, risulta uno dei Paesi maggiormente afflitti da questa pratica. Il diritto penale deve occuparsi della corruzione perché essa offende, innanzi tutto, un interesse molto importante quale quello al buon andamento della Pubblica Amministrazione, con riflessi che si propagano anche all'economia pubblica ed al patrimonio privato.
    • Il codice penale prevede il delitto di corruzione dall'art. 318 al 322 colpendo ogni forma di manifestazione del "pagamento" o della "promessa di pagamento" di un soggetto pubblico perché eserciti le sue funzioni o compia un atto contrario ai suoi doveri d'ufficio. Il disvalore della corruzione è tale che, oltre al pubblico ufficiale, è punito anche il privato corruttore, ad ulteriore prova di quanto per il legislatore penale "conti" la correttezza nell'esercizio dei pubblici poteri. La minaccia dell'applicazione delle pene previste per i delitti di corruzione costituisce, nell'ottica di quella che i penalisti chiamano "prevenzione generale" non solo uno strumento da attivare ex post quando il reato viene commesso ma soprattutto un deterrente al compimento di pratiche corruttive. Posto che, tuttavia, la repressione ex post non può bastare, essendo, piuttosto utile prevenire la prestazione di compensi indebiti per l'esercizio delle funzioni pubbliche, la c.d. legge Severino (L.235/2012) impone alle Pubbliche Amministrazioni di organizzarsi attraverso un vero e proprio Piano di Prevenzione della Corruzione per eliminare o ridurre al minimo i rischi di commissione di una forma di criminalità "dei colletti bianchi" che dà (magari tanto) a pochi, ma toglie tantissimo a tutti noi"

     

 

  • Alessandro Pinzani (Universitade Federal de Santa Catarina, Florianópolis, Brasil) – Liberté, inégalité, égoïsme. Sfiducia e mancanza di solidarietà come minacce alla democrazia contemporanea

     

    • Gli ultimi decenni hanno visto una profonda trasformazione dei valori fondanti della democrazia occidentale. In particolare, la triade liberté, égalité, fraternité ha conosciuta una metamorfosi completa dei tre ideali della rivoluzione francese, come sottolineato da molti autori (ad es. da Honneth nel suo ultimo libro su L'idea del socialismo). Le società democratiche occidentali sono oggi caratterizzate da fenomeni negativi come alla perdita di solidarietà, la chiusura dei cittadini in una sfera privata angusta ed egoista, la mancanza di un senso di appartenenza ad una comunità politica e non solamente sociale, ma soprattutto da una forte sfiducia nei confronti delle stesse istituzioni democratiche, della classe politica e, finalmente, dei concittadini. Nella mia comunicazione cercherò di analizzare questa trasformazione assiologica e di mostrare le connessioni che uniscono tra loro i fenomeni negativi summenzionati e che sono riconducibili al tradimento degli ideali rivoluzionari del 1789.

     

 

Martedì 8 marzo, ore 14.30 – 18.30 – Palazzo Levi, Sala del Consiglio Comunale

Comunicazioni dei borsisti sui temi della Scuola di Alta Formazione

 


Mercoledì 9 marzo, ore 9 – 13 – Palazzo Levi, Sala del Consiglio Comunale

  • Piergiacomo Guala (Gruppo Guala Closures, Presidente) – Il contrasto alla corruzione per un’azienda multinazionale: Linee di comportamento “in casa” e “fuori”
  • Alberto di Martino (Scuola Superiore Sant’Anna – Pisa) – Corruzione e affini: logiche penalistiche nazionali e internazionali

     

    • Il concetto di corruzione corrisponde ad un reato specifico previsto dal codice penale, i cui confini pero’ sono andati nel tempo slabbrandosi quando ci si è resi conto che, da fenomeno “puntiforme” quale era concepito (almeno in apparenza) dal codice penale, si era trasformato (od era sempre stato) in endemico, sistematico, pressoché istituzionalizzato (la corruzione cosiddetta ambientale). Cosa intende garantire oggi la repressione della corruzione?

     

 

Mercoledì 9 marzo, ore 14.30 – 18.30 – Palazzo Robellini, Sala Conferenze

  • Jean-Christophe Merle (Universität Vechta) – Between trust and corruption: Is there anything fundamentally unforgivable?

Comunicazioni dei borsisti


Giovedì 10 marzo, ore 9 – 13 – Palazzo Levi, Sala del Consiglio Comunale

  • Damiano Palano (Università Cattolica del Sacro Cuore) – Il fascino discreto della corruzione: classe politica, clientelismo e patrimonialismo

     

    • Osservando il persistente radicamento della corruzi  one nel sistema politico italiano è quasi inevitabile ricorrere a spiegazioni ‘culturali’, e cioè a spiegazioni che chiamano in causa le radici culturali che consentono alla corruzione di proliferare. Anche nel dibattito politologico non sono mancate spiegazioni di questo genere, che, pur senza riferirsi in modo specifico alla corruzione, hanno attirato l’attenzione sulla debolezza storica del senso civico, sulla fragilità delle reti di capitale sociale, o anche sul persistente “familismo amorale” che indirizza il rapporto dei cittadini con le istituzioni. Queste ipotesi esplicative colgono senz’altro un elemento importante, che non può essere trascurato nell’analisi delle cause della corruzione, ossia il peso che hanno gli elementi ‘culturali’, che fanno sì che in una società vengano moralmente sanzionati, o invece più o meno esplicitamente legittimati, i comportamenti illeciti.
    • Ma, a dispetto del loro fascino, tali spiegazioni mostrano anche una serie di limiti: in primo luogo, sottovalutano l’incidenza di altre variabili; in secondo luogo, tendono a suggerire l’idea che la corruzione sia in fondo inevitabile, almeno in alcune società; infine, concepiscono le basi culturali di una società come un insieme di fattori ‘cristallizzati’, che si riproducono immutati nel tempo; infine, non sono in grado di concepire i mutamenti nei codici culturali che orientano nel corso del tempo gli attori politici e che modificano i confini e le regole stesse della convivenza democratica. Questo contributo si propone invece di indicare la strada per un’interpretazione ‘culturale’ della corruzione, che però non consideri ‘cultura’ come un insieme di strumenti (codici, simboli, rituali, valori) in costante mutamento. In particolare, intende porre al centro la nozione di clientelismo, per mostrare come il clientelismo configuri un rapporto strutturato di relazioni fra individui che può inserirsi in assetti molto diversi e che può assumere – rispetto alla democrazia – funzioni persino opposte, anche in relazione al ruolo e alla consistenza organizzativa dei partiti politici.

     

  • Alberto Vannucci (Università di Pisa) – Non fidarsi è meglio? Le radici istituzionali della corruzione sistemica

     

    • Il sistema politico della cosiddetta “prima Repubblica” era, specie nella sua fase crepuscolare, affetto da livelli di corruzione endemica. Le inchieste di “mani pulite” hanno svelato un meccanismo sistematico di finanziamento illegale ai partiti in cambio della loro “protezione politica” all’accesso privilegiato di un insieme di imprese nei mercati pubblici e in altre aree di regolazione e scelta pubblica. Pochi, duraturi e ben identificabili centri di potere incassavano un dazio assicurando in cambio l’accesso esclusivo a ben rodati meccanismi di appropriazione di ingenti quantità di capitali e altre risorse pubbliche a una schiera di imprenditori protetti. I vertici dei principali partiti e alcuni boss locali – ai diversi livelli di governo, a seconda della scala di grandezza degli affari da trattare – erano gli interlocutori obbligati cui rivolgersi per ottenere appalti, concessioni, licenze, sussidi, protezione e prebende di ogni forma e ampiezza. Poche ma significative le variazioni sul tema: in diverse aree del Meridione, ad esempio, a regolare il traffico di tangenti e appalti c’erano anche le organizzazioni mafiose. Mentre le grandi cooperative rosse erano di norma escluse dalla “legge ferrea” della tangente, dato che il legame organico col partito di riferimento consentiva loro di ricambiare mediante contropartite indirette, differite e formalmente lecite, la protezione in virtù della quale ottenevano la loro fetta di appalti.
    • Le stesse inchieste giudiziarie degli anni ’90 hanno indotto la scomparsa o una drammatica trasformazione dei principali partiti, che li ha visti trasformati in soggetti politici assai diversi da quelle organizzazioni relativamente strutturate e coese che svolgevano le funzioni di garanti nel mercato della corruzione di “mani pulite”. Ma le inchieste di “mani pulite” e la cosiddetta “rivoluzione dei giudici” hanno regalato l’illusione di uno sradicamento della corruzione sistemica, che invece nel ventennio successivo è rifiorita, in forme anche inedite, ma non per questo meno invasive e ramificate.
    • La relazione intende mettere a fuoco tale dinamica, anche con specifico riferimento ai più recenti fatti di cronaca giudiziaria nazionale.

     

 

Giovedì 10 marzo, ore 14-16 – Palazzo Robellini, Sala Conferenze

Comunicazioni dei borsisti

 

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